martedì 6 dicembre 2016

Sosta forzata, il tempo che non scorre ad Agrigento

Abbiamo trascorso una giornata con i migranti presenti nel Villaggio Mosè ad Agrigento, incontrando ragazzi ed enti gestori. Dinamiche e prassi che ci sono familiari visto che il sistema le ha consolidate, e le ha rese in molti casi non idonee a far vivere una vita degna alle persone. La nostra visita ha avuto inizio dal CAS  “La mano di Francesco” che si trova sul Viale Cannatello, la strada che dal Villaggio Mosè porta alle spiagge. Quindi, tranne qualche negozio e supermercato nella zona non c'è niente. 

lunedì 5 dicembre 2016

Morti, respinti e vulnerabili trattenuti in hotspot. Le tragedie quotidiane di chi fugge verso l’Europa

Una media di quattro arrivi a settimana solamente nei porti siciliani, decine di morti ed un numero imprecisato di dispersi: siamo all'inizio di dicembre, ma dalla Libia si continua a partire con sempre meno certezze di arrivare vivi in Europa. A bordo della nave San Giorgio della Marina Militare si è concluso il primo ciclo di addestramento della Marina e della Guardia Costiera Libica, effettuato dalla Forza Navale Europa nell'ambito dell’operazione SOPHIA di EUNAVFORMED, mentre le missioni di diverse navi umanitarie, tra cui la Dignity e la Bourbon Argos di Medici senza Frontiere, la Vos Hestia di Save the Children e la Phoenix di Moas, termineranno a breve le loro missioni di salvataggio per riprendere tra qualche mese. 

mercoledì 30 novembre 2016

Ritorno all'inferno

"È la prima volta che vengo in questo inferno. Io abito a Brescia, dove lavoravo insieme a mio padre, ma da quando c'è la crisi non riusciamo più a vivere, abbiamo perso la licenza di ambulanti e mio padre si è ammalato. Viviamo in un tugurio e io giro l'Italia per lavorare la terra. Alcuni amici mi hanno detto di venire a Campobello per raccogliere olive e guadagnare qualche soldo, invece mi sono trovato a dormire in questo posto, ad avere difficoltà a mangiare visto che non ho soldi e per lo più devo lavorare tutto il giorno per guadagnare 20 euro, perché qui ti sfruttano fino all'osso".


Futuro posticipato. Visita a un CAS nel trapanese

Entrando al CAS “Vulpitta” di Trapani si prova una certa inquietudine pensando a quello che era il CPT “Vulpitta”, uno dei primi centri di detenzione per migranti, in cui nel dicembre di 17 anni fa, morirono sei uomini tunisini nell’incendio divampato all’interno, dopo un tentativo di fuga duramente represso dalle forze dell’ordine. E quel CPT è stato l’apripista di tante situazioni che ancora oggi vivono i migranti. Il nuovo CAS ha in comune con il vecchio CPT (poi CIE) il nome e la vicinanza dei locali, che si collocano proprio dietro l’ex ospizio ancora chiuso ed in rovina.


lunedì 28 novembre 2016

Non sono persone, sono marocchini!

Ci siamo presi un po' di tempo per scrivere di quanto accaduto a Palermo circa tre settimane fa, quando la nave Dattilo della Guardia Costiera ha portato a Palermo 1048 migranti. Ci siamo presi del tempo per metabolizzare le violazioni che il sistema adotta come prassi sistematiche e disumane, ma anche e soprattutto ci siamo occupati di dare sollievo e sostegno ai dimenticati, alle persone che l'Italia e l'Europa considera meno degli animali. Scriviamo adesso prendendo spunto della lettera anonima che ci è arrivata da un volontario presente al porto.

L’accoglienza che conviene a pochi. Visita al Centro di Prima Accoglienza per minori di Castiglione di Sicilia

“Stato di emergenza”, “misure eccezionali”, “provvedimenti straordinari”: parole che spesso sono associate a prassi illegittime e fuori da ogni controllo ma che sembrano essere le uniche a guidare da anni il cosiddetto sistema di accoglienza italiano. Ne sono un esempio i CAS, centri di accoglienza straordinaria, e i centri di prima accoglienza che rientrano ormai da anni nella ”ordinarietà” del sistema di recezione dei migranti, per i quali scompare sempre più la possibilità di un accompagnamento da parte di figure professionali nella procedura di ottenimento dei documenti e nell’inserimento all’interno della comunità di approdo. 

venerdì 18 novembre 2016

Newsletter SICILIAMIGRANTI - Ottobre 2016

● Commemorare le vittime, escludere i sopravvissuti: le lacrime di coccodrillo della Fortezza Europa
● Sicilia. L'accoglienza improvvisata che produce trattamenti disumani e prassi illegittime
● Coste militarizzate e frontiere invisibili, strumenti di morte di un'Europa che volta le spalle ai migranti
● News ed eventi
Info e contatti

martedì 15 novembre 2016

Merce di scambio: sopravvivere in un sistema che respinge

La storia di A. si ripete in molti altri luoghi della Sicilia e non vede coinvolti solo minori ma anche donne e uomini presenti sul territorio da diversi mesi e “respinti” dagli stessi centri che dovrebbero accoglierli. Nelle ultime settimane al porto di Catania sono arrivati più di mille migranti, ben 850 solo domenica a bordo della nave Bourbon Argos e pochi giorni prima altri 288 insieme a 20 salme.

Merce di scambio: minori in fuga senza alcuna tutela

“Sono scappato dall'Italia. Ora sono in un Paese sicuro”. Ci arriva nelle prime ore del mattino il messaggio di A., giovane ragazzo eritreo che abbiamo conosciuto a Pozzallo e poi seguito nei suoi primi mesi di permanenza in un centro per minori del Siracusano. Appena arrivato A. continuava a ripetere la prima frase sentita in italiano al momento dell’approdo: “Sei in Italia, un Paese sicuro”.

giovedì 10 novembre 2016

Palermo, cinquanta migranti espulsi vagano senza meta: non hanno soldi per il viaggio


L'allarme delle associazioni di volontariato: "Questo sistema crea degli invisibili"

I 250 magrebini, in prevalenza marocchini, arrivati a bordo della nave Dattilo lunedì mattina con altri 798 migranti, dopo essere rimasti al porto per quasi 30 ore, hanno trascorso la seconda notte in città al freddo sotto la pioggia con il decreto di espulsione in tasca. Come prevede la legge, adesso, hanno sette giorni di tempo per "allontanarsi volontariamente" dal momento che non hanno diritto ad alcuna forma di protezione sul territorio italiano. Fra loro anche 3 libici.